Novità dal PIME

Mondo e Missione

Myanmar, i cattolici Wa nella morsa della guerra (lun, 19 nov 2018)
Si moltiplicano le notizie di preti e suore espulsi e di giovani arruolati forzatamente nella campagna delle milizie locali (sostenute dalla Cina) per allentare la pressione militare governativa. E con l’allontanarsi della pace tra le minoranze anche lo sviluppo resta al palo   Da qualche tempo, l’Esercito nazionale unito Wa – la più agguerrita tra le milizie etniche attive in Myanmar da oltre mezzo secolo – ha iniziato una campagna che ha lo scopo di allentare la pressione militare governativa. Determinante è il sostegno cinese, motivato non solo dalla vicinanza territoriale e dalla prossimità etnica, ma anche dalla necessità per Pechino di controllare traffici e risorse nella regione. Da tempo, i rapporti tra governo di Naypiydaw e Pechino sono andati raffreddandosi e il dialogo con l’esecutivo di fatto guidato da Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace e oggi consigliere nazionale e ministro degli Esteri, sembra in stallo., come pure sono stati sospesi o ridimensionati progetti di sfruttamento minerario e idrico. Se proprio il potere residuo dei militari e il surriscaldarsi della situazione nelle aree abitate dalle minoranze – inclusi i musulmani Rohingya nello Stato occidentale di Rakhine – sono vere “spine nel fianco” per la dirigenza birmana, è altrettanto vero che arranca il dialogo di pace tra governo e etnie minoritarie con l’obiettivo di portare il Paese a una pace concreta e duratura. Una situazione di incertezza che impedisce il decollo economico del Myanmar, la cui popolazione resta tra le più povere dell’Asia nonostante prospettive e anche una tendenza al miglioramento dei redditi e della qualità della vita. Nello Stato Shan, l’incertezza – che significa spesso violenze aperte e la fuga delle popolazioni dalle aree di conflitto – coinvolge anche le minoranze religiose, inclusa quella cattolica. Se i birmani buddhisti sono quasi impermeabili alla conversione, le minoranze restano invece aperte ad abbracciare la fede cristiana. Si stima, ad esempio, che battezzati siano il 30 per cento del mezzo milione di Wa e che in misura crescente anch’essi siano vittime delle tensioni in atto. Nei giorni scorsi si è avuta notizia che un sacerdote e tre suore che sono stati costretti a abbandonare la parrocchia di San Paolo a Mong Pawk, diocesi di Kentung, terzo gruppo a dovere abandonare le loro opere dall’inizio delle nuove e più intense ostilità. Secondo fonti locali, i negoziati con ufficiali Wa che avevano isolato militarmente la parrocchia sono falliti e il 2 novembre al prete e alle religiose è stato ordinato di andarsene entro l’8. Un evento incomprensibile, che non solo lascia i cattolici nell’incertezza ma mette anche in difficoltà abitanti di religione diversa, coinvolti dalle iniziative cattoliche. Ad esempio il centinaio di bambini che abitualmente frequentavano la scuola gestita dalla suore a Mong Pawk, che serviva comunità di etnia Lahu e Wa. Assai improbabile un rientro dei religiosi nell’area, come è stato per i tre sacerdoti salesiani, le otto suore e gli insegnanti laici espulsi in due episodi tra settembre e ottobre mentre era in corso una vera e propria persecuzione verso i cristiani, con 52 luoghi di culto costretti alla chiusura e tre chiese incendiate. Da mesi vengono segnalati pure episodi di arruolamento forzato di studenti – decine secondo le fonti cattoliche – in scuole costrette a sospendere le lezioni. A spiegare la situazione concorrono le necessità operative delle truppe Wa ma anche un’ostilità verso le comunità cristiane derivante dall’ideologia comunista della loro leadership che nel tempo si è concretizzata in un bando alla costruzione di nuovi edifici di culto. «Sono stati molti i pastori e i catechisti dei nostri villaggi a essere imprigionati per brevi periodi negli ultimi mesi – segnala un esponente cattolico locale -. Una chiesa e tutte le strutture parrocchiali a Win Khon, diocesi di Lashio, sono state trasformate in accampamento militare».  L'articolo Myanmar, i cattolici Wa nella morsa della guerra sembra essere il primo su Mondo e Missione.
>> leggi di più

Satyarthi: «Una convenzione Onu contro abusi sessuali e pornografia on line» (Fri, 16 Nov 2018)
Il premio Nobel per la pace indiano in prima linea contro la tratta dei bambini è stato ricevuto oggi in udienza da papa Francesco. «La tratta dei minori è un fenomeno globale serve una task force con giurisdizione extraterritoriale»   Papa Francesco ha ricevuto oggi in udienza in Vaticano Kailash Satyarthi, attivista indiano, premio Nobel per la pace 2014 per il suo impegno per la liberazione dei bambini schiavi. Una battaglia cominciata a partire dal tema del lavoro minorile, sul quale Satyarthi è attivo con la sua fondazione in India che ha già liberato quasi 90 mila bambini e ha promosso nel 1998 la Global March, un’iniziativa che ha attraversato più di cento Paesi per sensibilizzare su questo tema. Oggi però – accanto al lavoro schiavo – ci sono anche altri volti della tratta dei minori che assumono ogni giorno volti più preoccupanti: sono quelli legati allo sfruttamento sessuale e alla pornografia. Ed è di questo che il premio Nobel ha parlato oggi con papa Francesco. «Sono andato con un’agenda specifica – ha raccontato ai microfoni di VaticanNews – chiedendo il suo sostegno per la mia richiesta di una convenzione Onu legalmente vincolante per fermare gli abusi sessuali e la pornografia online. Lui mi ha fermamente sostenuto; non solo: mi ha detto che lavorerà per questo. Solamente questo è già una grande cosa. Gli ho anche parlato del fatto che dovrebbe esserci una task force globale contro la pornografia online, gli abusi sessuali e il traffico minorile. Questa task force dovrebbe avere una giurisdizione extraterritoriale, perché i crimini online oltrepassano i confini territoriali. Gli ho detto inoltre che dovrebbe essere istituita una linea telefonica internazionale di supporto a cui le vittime, i sopravvissuti e coloro che danno sostegno a chi ha bisogno, possano rivolgersi. Questa, dovrebbe essere monitorata dall’Interpol a da qualche altre agenzia dell’Onu. Lui è molto d’accordo su questo progetto e lo sostiene». Con papa Francesco l’attivista indiano ha parlato anche della questione degli abusi contro i minori commessi da sacerdoti. «Lui prende molto seriamente questo problema – ha commentato Kailash Satyarthi – mi sono felicitato con lui per aver indetto per il prossimo febbraio l’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali cattoliche sugli abusi. Spero che da questo incontro possa uscire una chiara road map».      L'articolo Satyarthi: «Una convenzione Onu contro abusi sessuali e pornografia on line» sembra essere il primo su Mondo e Missione.
>> leggi di più

Blue revolution: per un’alleanza fra uomo e ambiente (Thu, 15 Nov 2018)
Quali alternative all’economia dell’usa e getta? Ne parla lo spettacolo teatrale Blue revolution, in scena il 19 novembre al Santuario Papa Giovanni XXIII a Sotto il monte.   «Gli uomini sono come alberi di vita, si sorreggono, un con l’altro. Questo è il segreto della felicità, nessuno basta a se stesso, questo diritto si chiama umanità». Chissà cosa sarebbe successo se il pensiero di Antonio Genovesi, autore della frase che avete appena letto, avesse prevalso su quello di Adam Smith… Vissuti nello stesso periodo, sono entrambi considerati padri dell’economia moderna. Ma avevano una concezione molto diversa dell’essere umano. Per Smith le persone sono essenzialmente individui che perseguono un proprio interesse, e il bene comune si dà quando gli interessi dei singoli coincidono: «L’uomo, perseguendo il proprio interesse spesso persegue l’interesse della società», è una delle sue frasi più celebri. Genovesi era invece convinto che la persona fosse l’equilibrio di due forze: quelle dell’interesse per sé e della solidarietà sociale; il soggetto gli appariva come una realtà relazionale fatta per la reciprocità. Ma cosa c’entrano Genovesi e Smith con l’inquinamento dei mari, con il nuovo modello dell’economia circolare e con una nuova alleanza possibile fra l’umanità e il creato? A raccontarlo è Blue revolution. L’economia ai tempi dell’usa e getta, uno spettacolo che mescola vivace ironia, rigorosa obiettività e appassionato desiderio di un futuro sostenibile. Dalle grandi idee che muovono la storia all’ultimo modello di smartphone, il filo del racconto si muove con leggerezza negli ultimi tre secoli per mostrare i danni causati da un’economia dell’avidità, ma anche i rimedi e le alternative messi in campo per far germogliare un futuro diverso. Lo spettacolo – che il 19 novembre andrà in scena al Santuario San Giovanni XXIII a Sotto il Monte, nell’ambito della rassegna Molte Fedi Sotto lo Stesso Cielo – è l’ultimo progetto dell’associazione Popeconomix, nata nel 2011 con una sfida che sembrava folle: raccontare l’economia attraverso il teatro. Un’esperienza dalla quale è nato il Pop Economix Live Show, un testo teatrale scritto da Nadia Lambiase, Paolo Piacenza e Alberto Pagliarino che in questi anni ha girato tutta Italia (e anche alcuni angoli di Europa) raccontando la crisi economica globale esplosa dopo il fallimento di Lehman Brothers nel 2008. Il successo è stato strepitoso: nel 2016 lo spettacolo ha superato le 350 repliche in oltre 180 città e paesi e continua a essere prenotato da gruppi, parrocchie, associazioni e teatri. Blue revolution fa un passo avanti: non racconta solo il lato oscuro dell’economia ma apre una finestra anche sui rimedi per il nostro mondo. E consegna a tutti noi la possibilità di cambiarlo in meglio. Popeconomix ha creato, insieme allo spettacolo, Mercato circolare, la prima applicazione per smartphone che mette in relazione l’utente con chi produce beni e servizi a impatto minimo o zero, secondo il nuovo modello dell’economia circolare.          L'articolo Blue revolution: per un’alleanza fra uomo e ambiente sembra essere il primo su Mondo e Missione.
>> leggi di più

New Humanity, nuove aule nel riformatorio di Kawhmu (Tue, 13 Nov 2018)
A Yangon nuovi spazi per il progetto promosso dall’ong New Humanity che si propone di accompagnare i giovani detenuti birmani in un percorso di riabilitazione. Il ministro degli Affari sociali: «Un settore strategico per il Paese»   Lo scorso 5 Novembre il ministro degli Affari Sociali e della Riabilitazione, Win Myat Aye, e l’ambasciatrice italiana in Myanmar, Alessandra Schiavo, hanno presieduto all’inaugurazione di un nuovo edificio scolastico all’interno del riformatorio Hnget Aw San Youth Training School nella township di Kawhmu a Yangon. Per New Humanity Myanmar era presente Livio Maggi, country director, insieme a Guglielmo Colombo in rappresentanza della sede italiana di New Humanity. L’intervento di costruzione si colloca nell’ambito di un progetto più ampio nel riformatorio che vede impegnata New Humanity Myanmar da fine 2017, con lo scopo di accompagnare i giovani detenuti in un percorso di riabilitazione, fornendo loro gli strumenti che agevolino il futuro reinserimento sociale. Nel corso di quest’anno, New Humanity Myanmar ha avviato una forte collaborazione con le autorità locali e con lo staff del centro, che ha permesso di dare il via a diverse attività: la creazione all’interno della struttura una scuola primaria, che garantisce l’educazione a 120 ragazzi; l’organizzazione di corsi di formazione professionale per oltre 100 ragazzi; un percorso di formazione per lo staff del riformatorio; un percorso di accompagnamento psicologico per i giovani detenuti. La Fondazione Pime Onlus ha appoggiato fin dall’inizio questa attività, finanziando dapprima la formazione degli operatori e poi l’avvio della scuola all’interno della struttura. Ora l’inaugurazione del nuovo edificio scolastico permetterà di aumentare il numero dei beneficiari, aumentando il numero delle classi. Il Ministro Win Myat Aye, prendendo parola alla cerimonia, ha definito questo tipo di interventi un settore strategico per il ministero, che ha chiesto di aggiungere il tema dei centri di detenzione minorili all’Agenda del Governo. «I giovani di oggi saranno il futuro del nostro Paese – ha dichiarato il ministro -. I giovani in questo centro faticano per trovare uno scopo alla loro vita, dopo errori, deviazioni e difficoltà, e questa scuola insegna loro a guardare al futuro in modo diverso. Il Governo, insieme con organizzazioni di servizio sociale, organizzazioni non governative, organizzazioni internazionali, fondazioni e tutto il settore pubblico, si batte per i giovani di questa nazione ed è molto riconoscente a New Humanity Myanmar per il suo supporto.Si augura una continua collaborazione nell’ambito dei campi di azione del Ministero». La cerimonia è stata per New Humanity Myanmar il riconoscimento di un lavoro, in continua espansione, che vuole essere una testimonianza di attenzione agli ultimi. Attraverso questo ed altri progetti a favore di disabili, minoranze etniche e persone in difficoltà, New Humanity Myanmar si rende segno di una concreta solidarietà cristiana. Questo aspetto fondamentale dello stile di lavoro viene perfettamente riassunto nelle parole di Enrico Fidanza, psicoterapeuta e program manager, che ha visto la nascita di questo progetto nel riformatorio, e fa riferimento anche alle nuove attività di cui è referente nello Stato Shan a favore di giovani in difficoltà, e in particolare del progetto “House of Dreams” per la prevensione ed il recupero della tossicodipendenza, anche questo sostenuto dalla Fondazione Pime Onlus: «In tutte le attività, l’anima ed il carisma del progetto devono essere cura e speranza. Nelle situazioni incontrate finora, la povertà o l’abuso di droga non sono state le condizioni più drammatiche che ci siamo trovati ad affrontare. Piuttosto, la mancanza di visione verso il futuro, l’impossibilità di immaginare un cambiamento. Quello che noi facciamo è una goccia molto piccola, un simbolo di cosa l’umanità può divenire in un’ottica di mutua cura. Il nome della nostra organizzazione dovrebbe diventare la promessa di una vera “nuova umanità” e ogni nuova relazione che costruiamo deve diventare una ‘Casa della Speranza’».  L'articolo New Humanity, nuove aule nel riformatorio di Kawhmu sembra essere il primo su Mondo e Missione.
>> leggi di più